Storia

Il Centro Migranti Marco Cavallo (siglabile CMMC) per l’accoglienza psicologica, psichiatrica e psicoterapeutica transculturale rivolto ai cittadini migranti, rifugiati e richiedenti asilo, ha una storia breve ma a nostro parere significativa.
Il giorno stesso dell’emanazione del Decreto Sicurezza nel giugno 2009, un gruppo di medici torinesi accolse l’appello della FIOM e della Caritas nazionali per attivare una disubbidienza civile rispetto all’obbligo, in allora cogente, di denuncia da parte delle professioni sanitarie dei “migranti sans papiers”. Con l’appoggio esplicito dell’ordine dei medici di Torino, ‘Commissione medici per la solidarietà nazionale ed internazionale ed i rapporti con il volontariato’, costituimmo un gruppo spontaneo: “G.L. - Giustizia e Libertà - Medici contro l’Emarginazione e l’Esclusione” producendo per l’IRES un’articolata ricerca “Stato della salute degli stranieri a Torino” pubblicata nel Rapporto annuale dell’Istituto Regionale e nel sito www.torinomedica.org.
La Ricerca-Intervento ha evidenziato diverse criticità ed una situazione drammatica strettamente connessa all’effetto criminalizzante del Decreto del 2009. Esisteva già una vasta rete di interventi, se pur parcellari e scarsamente integrati di supporto socio-sanitario ai migranti. Decidemmo quindi di ‘sparpagliarci’ nei vari gruppi che già operavano sul campo. Il gruppo da cui nascerà Marco Cavallo iniziò ad operare con il Centro di psicologia transculturale dell’UPM. Aumentò esponenzialmente la domanda e l’offerta di servizi differenziati da parte del Centro (incremento rispetto all’anno precedente del 175% dei pazienti seguiti e del 152% degli interventi individuali e di coppia, nonché incremento del lavoro preventivo e di trattamento con gruppi etnici e multietnici). Si attivò un massiccio lavoro di collaborazione in rete con i Servizi sanitari pubblici, quelli sociali, i Tribunali, le associazioni ed il privato sociale.
Le note vicende politiche piemontesi, nonché le ricadute dell’avvicendamento in Arcivescovado hanno creato uno stato di sofferenza che rischiava di far venire a mancare la linfa vitale ed economica ad iniziative rivolte ai cittadini migranti. Con la collaborazione dell’ordine dei medici, della SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni), della Cooperativa PAS Pietra Alta Servizi all’interno della Cooperativa Animazione Valdocco e col sostegno della Fondazione della Compagnia di San Paolo di Torino si è giunti all’attivazione del gruppo di lavoro Centro Migranti Marco Cavallo.
Marco Cavallo nell’esperienza Basagliana (come racconta Giuliano Scabìa nella prefazione della riedizione del libro “Marco Cavallo. Da un ospedale psichiatrico la vera storia che ha cambiato il modo di essere del tetro e della cura”) rappresentò un legame tra individui in una nuova dimensione: quando il cavallo azzurro lasciò il manicomio, un vero e proprio ghetto, centinaia di ricoverati ed operatori lo seguirono. La testimonianza della povertà e della miseria dell’ospedale invase le strade della città, Trieste, portando con sé la speranza di poter stare insieme agli altri in un aperto scambio sociale, in rapporti liberi tra persone. Marco Cavallo fu, e lo è anche ora per noi, il sogno di una convivenza migliore: un sogno che possa concretizzarsi nel fare/stare insieme.